Biografia
Marina Valcarenghi
«Intravedo un filo conduttore delle mie diverse attività, nel corso del tempo, in una reazione di fronte al dolore personale e collettivo. Né ideologia, né vocazione, solo il desiderio di fare in qualche modo la mia parte, senza stare a guardare.»

Nata a Milano il 26 settembre 1940.
Liceo classico al liceo A. Manzoni – Milano.
Università Statale di Milano, facoltà di giurisprudenza. Laurea in «filosofia del diritto».
Iscrizione all'Ordine dei giornalisti.
Formazione psicoanalitica a Milano e a Zurigo.
Iscrizione all'Ordine degli psicologi e all'elenco degli psicoterapeuti dalla fondazione dell'Ordine.
È funzionaria nell'ufficio studi del «Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno» a Roma. Si dimette di sua iniziativa nella primavera del 1972.
Il suo primo libro, «I manicomi criminali» (edizioni Mazzotta), è il resoconto di una serie di visite, insieme a un fotografo, in tre «manicomi giudiziari», istituzioni chiuse nelle quali nemmeno i parenti dei reclusi avevano accesso. Due manicomi erano difficilmente descrivibili, ma evidenti nel servizio fotografico. Ne seguirono un'inchiesta giudiziaria, un processo, pesanti condanne al carcere per due direttori e la chiusura di quei centri per una controllabile gestione della cura dei detenuti psichiatrici. Dopo fasi provvisorie, il passaggio definitivo sarebbe stato l'affido di quei prigionieri alla cura del Servizio Sanitario Nazionale il primo aprile del 2008.
Iscritta all'Ordine dei giornalisti dal 1971, scrive per la Repubblica, l'Espresso, Vie Nuove, il Manifesto, Amica, Re Nudo e Il Foglio.
Segue un percorso di psicoanalisi e in seguito di formazione psicoanalitica junghiana a Milano, con il dott. Claudio Risé, in seguito con la dott. Silvia Montefoschi e infine a Zurigo con il prof. Dieter Baumann, docente e membro del direttivo dell'Istituto C.G. Jung di Zurigo.
Inizia la professione psicoanalitica, tuttora in corso. È iscritta all'Ordine degli Psicologi e all'elenco degli specialisti in psicoterapia dalla loro fondazione, con il n. 2020.
Fonda con alcuni colleghi una scuola di psicoterapia a indirizzo junghiano, la «Libera Scuola di Terapia Analitica» (LiSTA), riconosciuta dall'Ordine. Di questa scuola è stata direttrice per un mandato e docente di psicologia analitica e di psicoanalisi sociale per più di vent'anni.
Svolge un'attività formativa in corsi e seminari organizzati da enti culturali e istituzioni pubbliche e private in Italia, in Svizzera e in Spagna.
Su invito della direzione penitenziaria del carcere di Opera (Milano), svolge un'attività sperimentale di psicoterapia psicoanalitica di gruppo all'interno del reparto «protetti» (detenuti in isolamento), lavorando con i condannati per violenza sessuale (stupro e pedofilia) o per omicidi a scopo di rapina.
Svolge la stessa attività all'interno del reparto «protetti» del carcere di Bollate (Milano).
È consigliera e in seguito vicepresidente dell'Ordine degli psicologi della Lombardia.
Prosegue l'attività psicoanalitica, personale e didattica, e pubblica in quegli anni 11 libri di psicoanalisi per B. Mondadori, Rizzoli e Moretti & Vitali. Ha finora pubblicato 17 libri di argomento psicoanalitico e 13 libri di altri e diversi argomenti.
Tiene ogni anno due corsi online di argomenti psicoanalitici, uno sull'interpretazione dei sogni e l'altro su alcuni disagi psichici nel nostro tempo, per un gruppo di Associazioni culturali di Firenze, Parma, Udine, Brescia e Treviso.
Il docufilm «Il popolo delle donne» di Juri Ancarani consiste nella ripresa integrale di una conferenza di M.V. in un chiostro dell'Università degli Studi di Milano; il film, invitato al festival del cinema di Venezia nello stesso anno, è tuttora in programmazione nelle scuole e nei centri culturali.
Pubblicazione di un libro, «Il popolo delle donne», con lo stesso titolo, il testo della conferenza e alcune foto del filmato di Ancarani. Edizioni PAC-Silvana.